Chiude anche la storica libreria Paravia di Torino, era la seconda più antica d’Italia. ‘Colpa di Amazon’

La Libreria Paravia è per Torino quella che è stata Guida per Napoli o la prima Feltrinelli di Milano, è un po’ la Paolino di Ragusa o la Comunardi nella Torino stessa. Un pezzo di storia urbana, di passanti che buttano uno sguardo, di appassionati che in quei luoghi si perdono. E anche qui, nel capoluogo piemontese, sede da più di 30 anni del Salone internazionale del Libro, oggi la Paravia chiude i battenti.

Una di quelle librerie definite storiche (nata nel 1802 tanto che si fregia di essere la seconda libreria più antica d’Italia), ma che non ce la fa a sbarcare il lunario.

Una di quelle librerie indipendenti, attorno alle quali ruotano autori, agenti, distributori, editori, ma tutti insieme non ce la fanno a sottostare alle rigide regole del mercato, quel mercato che troppo spesso si traveste nel falso amico del commercio online, che fa sconti e porta i libri dritto a casa, mentre ci si dimentica del libraio sotto la propria finestra.

Abbiamo ereditato da nostro papà questo affascinante mestiere e abbiamo investito tutte le nostre energie per cercare di farlo nel miglior modo possibile”, scrivono così Sonia e Nadia nel loro lungo post di saluto nel quale hanno ringraziato tutti coloro che “ci ha sostenuto moralmente ed economicamente aspettando silenziosamente che trovassimo la forza di dire basta”.

Così la Libreria Paravia di piazza Arbarello ha chiuso il 28 dicembre e non ha più riaperto, perché i ricavi coprivano a malapena i costi.

La causa è soprattutto Amazon, dicono le due libraie, che attira i clienti solo con sconti esagerati e, poiché in Italia manca una legge che tuteli i librai, li ha abituati ad avere i prodotti a casa in tempi rapidissimi e con un grosso assortimento.

 

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